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Industria della stampa e Carbon footprint

Un mito da sfatare

Il settore della carta e della stampa figura spesso sul “banco degli imputati” quando si parla di industria ad alto impatto ambientale e “impronta del carbonio”. La Carbon footprint è un indicatore che misura gli effetti prodotti sul clima da parte dei cosiddetti gas serra generati dalle varie attività umane, a partire dai consumi dei singoli per arrivare ai processi di lavorazione industriale, come la produzione e la stampa della carta.

La lavorazione della carta riserva, però, molte sorprese. A livello globale esso è responsabile solo dell’1% delle emissioni globali di anidride carbonica. Nelle cartiere il tasso di biossido di carbonio per tonnellata di produzione è stato ridotto del 55,8% dal 1972 e del 23,1% dal 2000 e del 3,9% rispetto al 2010. Un risultato enorme, frutto di anni di politiche di responsabilità ambientale portate aventi a livello globale dai soggetti coinvolti in ogni fase della produzione dei prodotti cartacei e della stampa.

Come si legge nel report del Cepi (Confederation of European Paper Industries), produrre 200 kg di carta, equivalente al consumo pro capite dei cittadini Ue, genera (a seconda della fonte energetica utilizzata) in media un volume di C02 di 160 kg, lo stesso prodotto da un’automobile di media cilindrata per percorrere 900 chilometri!

Sempre in base alle statistiche Cepi, l’industria cartaria e della pasta di cellulosa è il motore della bioenergia in Europa. Il 52% dell’energia utilizzata in questa industria proviene dalle biomasse e il settore contribuisce per il 27% alla produzione totale di energia a base di biomassa all’interno della UE.”

Insomma le aziende che producono, lavorano e stampano la carta hanno una “impronta del carbonio” minore rispetto a quelle di altri settori e sono in prima linea nell’utilizzo di fonti di energia rispettose dell’ambiente.

29 Ottobre 2019

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